risposte di Davide Romagnoli e Riccardo Balzarin.
Quando avete deciso di dedicarvi alla musica e perché?
RICKY: Abbiamo deciso più o meno tutti in età preadolescenziale. Sul perché ognuno di noi ha il suo ovviamente, ma credo che universalmente ognuno di noi sia rimasto folgorato e stupito dalla musica e dagli strumenti musicali, i loro timbri, su quanto possano esprimere sensazioni, emozioni e sentimenti di varia natura.
Chi sono i membri del gruppo? Collaborano tutti alla stesura delle canzoni?
RICKY: I membri del gruppo sono: Davide Romagnoli, Luca Allocca, Luca Sguera, Stefano Grasso, Riccardo Balzarin, Giulio Galibariggi, Daniele Bettini, Alessandro Solano, Davide Boselli, Francesco Panconesi. Ognuno di noi partecipa alla stesura e all’arricchimento delle canzoni; solitamente si parte sempre da un’idea e questa viene via via sviluppata. Avendo la fortuna di avere a disposizione tanti strumenti, spesso i brani assumono continuamente forme diverse fino ad arrivare alla stesura finale.
DAVIDE: La formazione ha un organico molto vasto e variegato, a fisarmonica, mi piace pensare. Per l’ultimo album hanno partecipato, ad esempio, circa venti musicisti.
Cosa avete portato a compimento finora e qual è il disco che avete prodotto, al quale siete più legati?
RICKY: La band si è formata dal 2012 e da allora ha avuto sempre produzioni costanti, (fin dalla prima demo “Kinship”, disponibile gratuitamente su Bandcamp). Nel 2014 il primo album “Au Cabaret Vert”, nel 2017 con “Vento” e nel 2019 “A Moon Daguerrotype”. Personalmente sono molto legato a “A moon Daguerrotype” in quanto è stato il mio primo disco all’attivo, ma ognuno di noi ha i propri legami emotivi con ciascun disco e sarebbe difficile dire che uno è più importante di un altro.
DAVIDE: Personalmente trovo che la maturità piena della band si possa vedere con l’ultimo “The Clichè Of Falling Leaves”, album che uscirà nei primi mesi del 2022. Abbiamo girato un film che accompagna la narrazione del disco. Fondamentalmente si tratta di una traccia sola – un poema sinfonico, ci piace pensare – che attraversa le stagioni dell’esistenza. Narrativamente e concettualmente trovo sia profondamente interessante per il nostro progetto.
Qual’è il vostro genere musicale?
RICKY: Questa è la domanda che ci viene posta più spesso e la risposta è sempre la medesima: non ne abbiamo totalmente idea! Ovvero, siamo riuniti sotto il grande cappello del post-rock, ma è un genere molto vago, con grandi e sostanziali differenze tra un gruppo e l’altro. Precedentemente ci hanno definito “una colonna sonora di un film muto dei primi del 900, mai girato” piuttosto lunga come definizione, ma molto gratificante, dobbiamo ammettere.
Sinceramente penso si tratti di un genere fluido viste le numerosi influenze musicali, termine tra l’altro molto attuale oggigiorno… personalmente non amo le etichette, oramai non rispecchiano più i classici generi a cui siamo sempre stati abituati. Facciamo musica nostra, il genere definitelo voi a vostro piacimento!
DAVIDE: Come suggerisce Ricky questo è sempre stato difficile da definire. Ma ne abbiamo quasi fatto la nostra bandiera. Spesso uso il termine “art rock”, che non so nemmeno bene cosa distingua e cosa no, ma non importa. Ci affidiamo molto alle influenze artistiche extra-musicali e, per un gruppo strumentale, trovo che sia abbastanza efficace come etichetta. Se mai, naturalmente, ce ne debba essere una.
Quali artisti hanno influenzato la vostra scelta musicale?
RICKY: Gli artisti che hanno influenzato la nostra scelta musicale sono molteplici.. molteplici in quanto ognuno di noi proviene da un background musicale diverso dall’altro, dalla Musica etnica al Jazz, dalla musica classica all’heavy metal più estremo; per citarne alcuni: Tortoise, Kyuss, 40 Watt Sunn, Sunn O)), Oh hiroshima per citare quelli più inerenti e inclini al Post-rock, ma anche Art Pepper, Chopin, Black Sabbath, Santana, Pink Floyd… ci fermiamo qui, o diventa un’enciclopedia!
Che influenze ha avuto sul vostro progetto il Covid 19?
RICKY: Sicuramente c’è stato un iniziale rallentamento, eravamo tutti intenti a capire a cosa stessimo andando incontro, ovviamente attività Live azzerata come la possibilità di trovarsi per provare… ma ad un certo punto, a distanza, abbiamo cominciato a mettere idee su idee e quasi in maniera spontanea è uscito il nostro nuovo disco, più il film che abbiamo girato: “The Cliché of Falling Leaves”.
DAVIDE: Ci ha sicuramente permesso di riflettere maggiormente su quello che stavamo facendo: il cosa, il perché, il come.
Quali sono le tematiche dell’artwork e dei testi del vostro ultimo lavoro?
RICKY: Le tematiche sono un clichè, appunto, delle 4 stagioni, sul fatto che nonostante il mondo fosse fermo a causa della pandemia, la natura, le stagioni e la terra hanno continuato a vivere e ci siamo dunque ispirati a questo. Come interpreti, nel girare il film, abbiamo scelto 4 ballerine che hanno dato vita e dinamismo alla nostra musica. Non smetteremo mai di ringraziarle abbastanza per lo splendido lavoro che hanno fatto.
DAVIDE: C’era un film di Kim Ki Duk che si chiamava “Primavera, Estate, Autunno, Inverno e poi ancora Primavera”. Nel nostro nuovo lavoro è l’Autunno ad essere raddoppiato e a diventare l’emblema della ciclicità. Le foglie che cadono sono il clichè per eccellenza di certa poesia, eppure ancora così capaci di esprimere l’analogia con l’esistenza tutta.
Uscirà qualcos’altro nel prossimo periodo?
DAVIDE: Uscirà questo disco nuovo, insieme a delle altre canzoni singole, nel 2022.
RICKY: Attualmente abbiamo anche iniziato a lavorare a un nuova stesura, il tema sarà il viaggio ma non anticipiamo niente in quanto è ancora una bozza sulla quale stiamo lavorando.
Avete fatto/farete dei live in futuro? Anche all’estero?
RICKY: Certamente, abbiamo fatto live dal 2012 al mese scorso e ne vorremmo fare ancora, anche all’estero perche no…
Avete un etichetta? Cosa ne pensate delle agenzie di promozione live?
DAVIDE: Questo è un discorso molto delicato. Trovo che le cose siano molto diverse da come sono state impostate in passato: l”‘industria”, come si diceva – o si dice – tuttora, ha delle carte nuove da giocare. E non sono solo nel digitale, come in molti credono. Stanno probabilmente nel capire i tempi e capire, partendo da se stessi e da quello che si intende diffondere, quale sia la strada più opportuna da seguire. Viviamo anche in Italia che, senza dire niente di nuovo, è davvero indietro sulla promozione artistica: underground, indipendente, sperimentale, trovate voi l’aggettivo più consono.
RICKY: Al momento non abbiamo etichetta: si tratta di una questione complessa. D’altro canto pensiamo che le agenzie di promozione live siano di grande aiuto a band emergenti come la nostra, per avere l’opportunità di calcare palchi e città nelle quali non abbiamo mai suonato prima.
Grazie dello spazio concessoci.