Intervista ai Kross Of Khaoss 25_10_2022

PINO: Quando avete deciso di dedicarvi alla musica e perché?
EL GRINDO: Beh, come si sa, queste cose partono dall’adolescenza, e tutti noi, come tanti ragazzi all’epoca ci siamo presi una cotta per metal e affini, e quello che ci permettevano di esprimere. Nel nostro caso, ci è sempre piaciuto spaccare tutto e fare casino. Aggiungici un pò di sano dissenso verso alcuni aspetti della società, la curiosità verso l’occulto, la voglia di dire qualcosa e di essere ascoltati… Non scendo nei particolari di ogni componente che ha militato nella band, ma ognuno di loro ha portato qualcosa di se stesso e della sua vita. Penso che i Kross of Khaoss per noi siano uno sfogo e un momento per fare quello che vogliamo con gente a noi affine. Siamo una bella famiglia.
MAX: Chi sono i membri del gruppo? Collaborano tutti alla stesura delle canzoni?
EL MATAJO: El Matajo, è il cantante; El Grindo, il chitarrista; El Obscuro, il bassista e infine El Piñata il batterista.
Di solito le canzoni nascono in due modi. Per quanto riguarda il primo, il Perenz ci fa sentire dei riff, e se ci piacciono, noi poi costruiamo la sessione ritmica, le linee vocali e i testi. Il secondo parte da un’idea per un testo, e ognuno quindi lavora per esprimere con il proprio strumento la storia e le sensazioni che vogliamo evocare.
PINO: Cosa avete portato a compimento finora e qual è il disco che avete prodotto, al quale siete più legati?
EL MATAJO: All’attivo abbiamo un EP, “The Dark Passenger” del 2015, frutto delle prime fasi della band, in cui abbiamo capito chi volevamo essere e con chi esserlo, grazie al quale abbiamo dato un senso e una fine all’embrione dei Kross of Khaoss.
Qualche anno dopo, nel 2019, è uscito il primo (e finora unico) disco vero e proprio, “Slay Pride”, che rappresenta ciò che siamo veramente: zero compromessi e motoseghe alla Leatherface. È questo il lavoro a cui siamo più legati, anche se spesso ci diverte tornare un pò indietro a festeggiare i vecchi tempi.
MAX: Qual è il vostro genere musicale?
EL MATAJO: Chiamiamo il nostro genere “Sbrang&Roll”. Tecnicamente non vuol dire nulla, se non per un richiamo fonetico (sbrang) a una chitarra dal suono sporco. Ci piace prendere per il culo la moda di etichettarsi troppo, creando così migliaia di inutili sottogeneri, ma alla fine si potrebbe dire che facciamo una sorta di speed/punk/doom/thrashmetal a tematiche horror.
PINO: Quali artisti hanno influenzato la vostra scelta musicale?
EL MATAJO: Ce ne sono parecchi, dal punk al thrash, passando per l’heavy metal più classico. Potremmo dirti Exploited, Misfits, Slayer, Black Sabbath, Church of Misery, Venom, Mayhem, Iron Maiden, Celtic Frost… Ma poi, come in ogni band, è tutto il background musicale di ogni componente a influenzare la musica che si crea. Quello che ascoltiamo influenza ciò che suoniamo, ma cerchiamo di essere personali.
EL GRINDO: oltre alle band storiche preferisco guardare anche ai singoli artisti che con la loro personalità hanno costruito il volto che adesso ha questa musica, come Quorthon, Dead, Ozzy Osbourne, Kronos, Sid Vicious, Elvis Presley, e molti altri come loro. Credo che ognuno nei Kross abbia i suoi punti di riferimento in questo senso.
MAX: Che influenze ha avuto sul vostro progetto il Covid-19?
EL MATAJO: Una merda. Si può dire merda? Ormai… Nei due anni di Covid-19 abbiamo perso parecchie date, soprattutto festival ai quali non vedevamo l’ora di partecipare, dopo qualche anno di “gavetta” nei pub, cosa che comunque non disdegnamo affatto. Personalmente mi ha dato, però, la possibilità di concentrarmi sulla scrittura di una serie di testi e linee vocali che presto diventeranno canzoni, senza essere influenzato dal resto della band, che ora avrà il ruolo fondamentale di interpretare e rielaborare il tutto nel nostro pentolone nel quale cucinano a lento sangue, interiora e malignità.
PINO: Quali sono le tematiche dell’artwork e dei testi del vostro ultimo lavoro?
EL MATAJO: Nella copertina trovate un collage di facce affiancate alle nostre. Si tratta di tutti i serial killer più famosi della storia, e non solo. Tutti quei personaggi che hanno influito nell’evoluzione della nostra società, più nel male che nel bene; da qui è semplice il passaggio al titolo del disco, “Slay Pride”, ovvero l’orgoglio di uccidere; quello che siamo ora, dopo tutta la barbarie che la stessa società ha creato.
Le dieci tracce del disco sono a sfondo splatter/horror, e parlano di serial killer, zombie, sbudellamenti, torture… Oltre a un tributo a Denny Trejo e al suo film “Machete”. Fra le righe, però, c’è una critica, o meglio, della satira, verso la superficialità delle persone, l’egocentrismo e la sensibilità esclusivamente nei confronti delle “cose alla moda” e sui falsi dogmi che la società ha creato.
MAX: Uscirà qualcos’altro nel prossimo periodo?
EL MATAJO: Stiamo lavorando al prossimo disco, più diretto e più maligno. Più da bombe in faccia rispetto a “Slay Pride”. Si tratta di un concept album, eliminandone però la struttura classica. È concepito più come il libro “Pasto Nudo” di William Burroughs, ovverosia una serie di quadretti macabri che si collegano tutti tra loro, ma senza avere un ordine ben preciso. Non sappiamo ancora di quante canzoni si comporrà, ma abbiamo già pronto il titolo del disco che, ovviamente, riveleremo a tempo debito.
PINO: Avete fatto/farete dei live in futuro? Anche all’estero?
EL MATAJO: In questo 2022 siamo tornati sul palco più volte. Il Summer Metal di Codroipo è il live che ci ricorderemo maggiormente, perché è stato il primo dopo i due anni pandemia. Nei prossimi mesi suoneremo ancora, seguiteci sulla nostra pagina Facebook per restare aggiornati. Per quanto riguarda tour italiani o esteri per ora preferiamo fare singole date quando i nostri impegni ce lo permettono.
MAX: Avete un’etichetta? Cosa ne pensate delle agenzie di promozione live?
EL GRINDO: No, nessuna etichetta per ora. Abbiamo ricevuto delle proposte che stiamo valutando, sempre in accordo con le nostre vite che negli anni sono diventate via via più impegnative. Ci piace stare tranquilli e non perderci troppo dietro ad agenzie e quant’altro. Finora abbiamo suonato in giro sbattendoci di persona o grazie al passaparola. È anche vero che una buona etichetta può aiutarti anche se non ci dispiace l’idea di “Creative Commons”. Ci piace l’idea che ciò che facciamo sia libero da qualsiasi vincolo.
Ci piace fare quel cazzo che vogliamo.
Si può dire “cazzo”?