PINO: Quando avete deciso di dedicarvi alla musica e perché?
DAVIDE: Personalmente è da quando sono alle scuole medie che ceravo di mettere su un gruppo, ma è all’inizio delle superiori che ho iniziato a suonare e cantare Punk con il mio primo gruppo “Revolution Chaos”. Sentivo il bisogno di gridare rabbia, gioia, dolore, tutto a volumi folli e con distorsioni assurde. Poi dopo vari gruppi sono arrivati i Membrance con cui ho iniziato a dedicare molto di più la mia vita alla musica. Non è redditizio ma ne sono ben felice.
GIACOMO: Già alle medie suonavo regolarmente la mia chitarra acustica in una passione che è quasi subito sbocciata nello strumento elettrico. A sedici anni mi sono cimentato nel mio primo gruppo Punk “Analfapeti”, e da lì la passione è aumentata a dismisura con l’esperienza dei vari live: locali, pub e sagre hanno iniziato a trasmettermi una energia per la quale sono diventato dipendente.
GIOVANNI: Il mio avvicinamento alla musica è iniziato da piccolo, ho avuto la fortuna di nascere in un contesto familiare nel quale la musica è sempre stata presente, ho da subito ascoltato tanta musica di vari generi e son cresciuto avendo intorno parenti musicisti. In un ambiente così, lo stimolo di iniziare ad imparare a suonare uno strumento è arrivato presto, all’età di 8 anni inizio a ricevere le prime lezioni di batteria. Da lì, un percorso pieno di soddisfazioni, concerti in diverse formazioni grazie alle scuole di musica, fino ad arrivare al primo progetto serio con i Membrance, e più recentemente anche con gli Exitium. Ogni situazione che ho vissuto legata alla musica mi ha sempre confermato che la musica deve essere una parte fondamentale della mia vita.
MAX: Chi sono i membri del gruppo? Collaborano tutti alla stesura delle canzoni?
DAVIDE: Io sono il membro più longevo. Sono l’unico tra i fondatori che è rimasto, ma un ruolo fondamentale lo ha sviluppato anche Giovanni da quando è entrato come batterista quasi sei anni fa. Più recenti sono i chitarristi Giacomo e Gregorio, e con loro abbiamo intrapreso un cammino di crescita verso una direzione Swedish Death molto personale e folkloristica. Nella stesura delle canzoni sono io il principale compositore, ma il mio ruolo si ferma a testi, strutture e riff, in sala viene tutto arrangiato durante le prove secondo il gusto di tutti. Capita spesso che le canzoni vengano riviste per mesi e anche stravolte in certe situazioni! Non è poi raro che anche i ragazzi compongano allo stesso modo proponendo le loro idee in sala: Pietro, il vecchio chitarrista che ci ha accompagnato per quasi cinque anni, è la mente di un terzo del vecchio disco, e nel prossimo che vogliamo far uscire a breve ci sono un paio di pezzi pensati completamente da Gregorio. Posso anche aggiungere che ultimamente abbiamo iniziato a sperimentare una stesura improvvisata, trovandoci in sala e lavorando tutti contemporaneamente completamente da zero. Proprio la difficoltà lo ha reso divertente come metodo! Ma bisogna sottolineare che non esiste solo la composizione, l’approccio e lo stile sono fondamentali per la resa dei riff.
PINO: Cosa avete portato a compimento finora e qual’è il disco che avete prodotto, al quale siete più legati?
GIOVANNI: Prima di entrare, come Membrance avevano fatto uscire svariati Demo registrari in più momenti e studi differenti. Da quando la formazione si è consolidata con me, Pietro e Davide (formazione che abbiamo mantenuto per quasi quattro anni) abbiamo lavorato a ben due Full-lenght interi, Abyss nel 2017 e Morality’s Collapse nel 2019. Però devo dire che il disco che abbiamo appena finito di registrare è quello a cui siamo più legati. Si tratta dell’album che abbiamo più suonato e risuonato, più meditato e rielaborato, ed è l’uscita più personale che abbiamo concepito. Non vediamo l’ora possiate ascoltarlo anche voi!
MAX: Qual è il vostro genere musicale?
GIACOMO: Death Metal. Se vogliamo essere pignoli Death Metal in stile svedese. Se vogliamo fare gli eccentrici Death Metal con influenze Death’n Roll – Thrash Death, e con alcune idee Black di seconda ondata.
PINO: Quali artisti hanno influenzato la vostra scelta musicale?
DAVIDE: Primi fra tutti citerei Entombed e Carcass, ma da diversi anni ci capita spesso di pensare a come suonano Testament, Amon Amarth, Slayer, Sepultura, Belphegor, Immortal e Morbid Angel.
MAX: Che influenze ha avuto sul vostro progetto il Covid 19?
GIOVANNI: Ci ha turbati nel profondo. Abbiamo perso moltissime opportunità concertistiche e discografiche che avevamo in ballo per farci quasi ricominciare da zero. Si tratta di un periodo riflessivo in cui ci siamo definitivamente allontanati con Pietro, ma abbiamo anche guadagnato una formazione più motivata di prima, una stesura più introspettiva, e la possibilità di tornare più feroci di prima.
PINO: Quali sono le tematiche dell’artwork e dei testi del vostro ultimo lavoro?
DAVIDE: Abyss e Morality’s Collapse si somigliano molto come dischi. Tanto che alcuni pezzi del secondo disco erano già pronti durante le registrazioni del primo, e alcuni pezzi scartati dal primo sono stati riregistrati come bonus nelle sessioni del morality’s. Le tematiche testuali quindi tendono anch’esse a trovarsi spesso in sintonia. Sono tutti testi catastrofici, su morte e orrore, su sentimenti di odio e rancore resi reali e tangibili come mostri che possono camminare sulla terra. Tutto questo trasuda continue allusioni e riferimenti alla nostra laguna natia, imponendo grottesche immagini di paludi, creature anfibie, melme, zombie, umide putrefazioni ma anche riferimenti sociali veneziani. In alcuni casi ci siamo spinti a riferimenti espliciti di Venezia, come in Poveglia in cui parliamo della spettrale isola infestata di laguna Sud, o di Open Sewer in cui raccontiamo divertiti di come tutti gli scarti ed i liquami che giornalmente vengono riversati nelle nostre acque possano prendere vita e cibarsi di chiunque ne venga a contatto; o ancora in Wander in Ghostown dove in chiave orrorifica paragoniamo i turisti a topi attirati in città e divorati fino all’osso dai nostri imprenditori-fantasmi. Gli artwork che hanno confezionato i nostri lavori invece sono stati entrambi realizzati da Giulia “Ivory” Croce; il primo disco è una creatura tumorale che possiede come un demone i resti di rialto, ormai completamente divorato dall’alta marea e sprofondato negli abissi. Mentre il Morality’s Collapse ha concept più articolato. Il soggetto raffigura Lucifero, ormai padrone della sala delle Procuratie Vecchie di San Marco (è distinguibile la piazza dalla finestra al centro) e del nucleo quindi politico e decisionale della città; occupato in una enorme orgia sadica in cui divora delle fanciulle che rappresentano i sestieri di Venezia. La copertina allude al crollo della moralità veneziana, dove uno a uno i pezzi della città vengono divorati in cambio del piacere del rapporto, svendendosi alla lussuria col demonio.
MAX: Uscirà qualcos’altro nel prossimo periodo?
GIACOMO: Assolutamente. Undead Island è già pronto e registrato, ha una copertina di cui siamo estremamente contenti che rappresenta alla perfezione le tematiche che trattiamo nei testi, ancora più gustosa del Morality’s collapse, e sarà il disco più cattivo, diretto e violento che abbiamo mai concepito.
PINO: Avete fatto/farete dei live in futuro? Anche all’estero?
GIOVANNI: Prima del Covid avevamo una media di due concerti al mese, adesso ci stiamo riprendendo seppur la domanda e l’offerta hanno subito delle notevoli variazioni rispetto a tre anni fa. Abbiamo suonato all’estero e ci stiamo organizzando per farlo di nuovo. Il live è la nostra dimensione migliore, e siamo sempre molto felici di esibirci.
MAX: Avete un etichetta? Cosa ne pensate delle agenzie di promozione live?
DAVIDE: Stiamo valutando diverse proposte da parte di alcune etichette per far uscire ufficialmente Undead Island, non stiamo nella pelle di poter vedere il nostro terzo sudore pubblicato, ma stiamo cercando di fare una cosa fatta bene ed al meglio. Ricordo che una decina di anni fa per suonare andavo ad eventi, si parlava con l’organizzatore e spesso mi portavo dietro qualche demo sperando piacesse per poter aprire a qualche data. Era un lavoro impegnativo, dovevo restare sobrio a tutti quei concerti fino a quel momento per dare una parvenza di professionalità! Per non parlare dell’infinità di telefonate e chat facebook per organizzarsi poi tra band visto che il più delle volte dovevamo arrangiarci tra noi. Ora è molto più semplice, le agenzie fanno tutto, dalla promozione all’organizzazione degli orari, alla gestione della strumentazione, a sentire i fonici e pure a proporci per concerti di cui non pensavamo qualcuno si stesse preoccupando di fare. Ora ai concerti non serve più restare sobri!