Intervista ai Crawling Chaos 12_07_2023

PINO: Ciao ragazzi presentatevi, come vi siete approcciati alla musica?
Ciao a tutti i seguaci di Naonian Alliance e grazie per l’intervista ragazzi! Bè, ognuno di noi ovviamente ha avuto un percorso personale diverso, ma in linea generale abbiamo tutti iniziato a suonare da adolescenti, nel classico contesto scolastico in cui trovi qualcuno, diciamo, “irrequieto” come te e che condivide le tue stesse passioni. Quelle che ci accomunano sono indubbiamente un certo interesse per la letteratura weird, horror e fantascientifica, i giochi di ruolo, la mitologia e la storia, oltre che ovviamente la musica più pesante che si riesca a rintracciare, ahahahah.
MAX: Come vi siete conosciuti e come è nata la vostra band?
Ci siamo conosciuti ormai più di 20 anni fa tra concerti liceali e sale prove. Inizialmente si suonava in band diverse e mano a mano qualcuno di noi ha cominciato a suonare nella band dell’altro…alla fine in una città come Rimini la gente che suona metal è poi quella. Dopo poco tempo, circa nel 2004, vista la comune passione per la musica estrema, abbiamo deciso di unire le forze e provare e fare qualcosa insieme. Eravamo ancora lontani dai Crawling Chaos, ma tutto iniziò in quegli anni. Si provavano cover e si iniziava a spingere sulla velocità (ancora tutti abbastanza acerbi). Circa nel 2006 la band prese una conformazione più stabile, e nacque il nome Crawling Chaos (nome appunto ispirato al Nyarlathotep di Lovecraft). In quel periodo iniziammo a scrivere pezzi originali e la band iniziò il percorso che ci ha portato qui.
PINO: Descrivete il genere musicale della vostra band. Quali artisti hanno influenzato la vostra scelta musicale?
La nostra proposta è sicuramente strettamente legata al Death Metal ma presenta molte influenze che ci portano spesso a essere difficilmente categorizzabili, quanto meno tra le sotto categorie del genere. Ci piace suonare qualcosa che sia vario e che presenti sezioni brutali alternate a parti più riconoscibili e groovy o melodiche. Il nostro obiettivo è sempre quello di evocare qualcosa nell’ascoltatore. Sicuramente tra le influenze più evidenti possiamo trovare Death, Nile, Lamb of God, Obscura, Gojira, Gorguts, Anaal Nathrakh, Behemoth, Decapitated, Dyscarnate… ma anche puntate in territori crust e d-beat come Tragedy o Wolfbrigade, specialmente nelle ultime cose che stiamo producendo.
MAX: Cosa avete portato a compimento finora e qual è il lavoro che avete prodotto, al quale siete più legati?
Abbiamo fatto uscire un EP completamente autoprodotto risalente al 2008 (Goatsucker) e due studio album (Repellent Gastronomy, 2013, Memorial Records e XLIX, 2020, Time To Kill Records). Ogni lavoro porta con sé le esperienze di quel periodo, tutte positive. Indubbiamente i lavori più recenti rispecchiano meglio la nostra attitudine attuale.
PINO: Parliamo del vostro ultimo lavoro pubblicato. Quali sono le tematiche dell’artwork e dei testi?
XLIX è un concept album che viene spesso riassuntivamente ricondotto al tema de “Il Principe” di Niccolò Macchiavelli. In realtà il tema è più complesso e l’opera citata è solo uno strumento narrativo per raccontare il concetto più ampio del rapporto tra l’uomo, il potere, il destino e la Storia. ll concept ruota attorno alle vicissitudini di un protagonista che non ha nome né volto. Egli vaga frustrato in una città fuori dallo spazio e dal tempo maturando una visione del progresso e della società che diventa un’ossessione da realizzare a ogni costo. L’iniziativa ad agire gli viene data dal ritrovamento di un’edizione disturbante e maledetta de “Il Principe” di Machiavelli. Ogni canzone affronta un aspetto specifico della sua storia, non necessariamente in ordine temporale, arricchendo la narrazione principale di dettagli che contribuiscono a creare un affresco più ampio, ricco di citazioni che attingono dalla letteratura alla storia, dalla filosofia all’esoterismo passando per la fiction pura. Alla fine della parabola narrativa il protagonista si rende conto che il suo folle progetto utopico crolla inesorabilmente, trascinandolo nello stesso caos da cui voleva uscire e costringendolo a prendere consapevolezza di essere solo una pedina nei cicli cosmici della Storia, che si ripetono in eterno.
Ognuno di noi può leggere il concept con la chiave di lettura che preferisce; per alcuni, ad esempio, la storia non è altro che il delirio schizofrenico che avviene nella testa del protagonista. Altri ancora possono trovarci l’esoterismo alchemico legato al numero sette o ai tarocchi.
L’artwork dell’album rispecchia un’atmosfera rinascimentale con tocchi disturbanti ed è stato disegnato da Simone Strige e curato dal nostro batterista Edoardo.
MAX: Qual’è, a parer vostro, la band più sopravvalutata del Rock/Metal?
Domanda scomoda, ahahaha. Non ci sentiamo di criticare direttamente una band. Chi suona, si sbatte e si mette in gioco merita rispetto a prescindere. Ovviamente ognuno di noi ha i suoi gusti personali. Diciamo che più che una band se proprio dovessimo ragionare su qualcosa che non rispecchia la nostra attitudine direi che potremmo andare su un certo tipo di death-core, per noi monotono o, all’estremo opposto, quel tipo di prog sterile e fine a se stesso, dove l’unico obiettivo è far vedere quanto sei bravo.
PINO: Raccontateci un aneddotto particolarmente divertente che vi è capitato
Ce ne sono capitati diversi ma quello che ci fa sempre ridere è aver suonato al mitico “PODOLAND” più di dieci anni fa. Si trattava di un festival completamente auto-organizzato da un ragazzo particolarmente intraprendente (o incosciente, ahahaha). Ci voleva a tutti i costi e ci presentò la cosa come un evento incredibile e noi ovviamente accettammo con piacere. L’evento fu in effetti incredibile. Suonammo sul rimorchio di un trattore e, in prima fila, a fare headbanging, c’erano piante di pomodori e melanzane. Prima di noi l’ospite clou era un signore che imitava i versi degli animali (eccellente il tacchino, dobbiamo ammettere). Eravamo diverse band e la festa di per sé fu anche divertente, con piscine di gomma piene di lattine di birra. Aveva obbligato la sua famiglia a preparare piadine come in uno stand gastronomico, voleva far pagare il biglietto ma la cosa sfuggì di mano e quasi nessuno pagò. Il risultato fu un orto devastato.
MAX: Come immaginate la vostra band fra 10 anni?
Sicuramente parecchio più vecchia! Probabilmente con lo stesso obiettivo di divertirsi suonando, che per noi è stato sempre il faro che ci ha fatti andare avanti tutto questo tempo
PINO: Se poteste aprire il concerto della band dei vostri sogni, quale sarebbe?
Anche qui dipende a chi lo chiedi di noi, ma probabilmente metterei tutti d’accordo se dicessi i Nile.
MAX: Avete fatto/farete dei live in futuro? Anche all’estero? Avete un etichetta? Cosa ne pensate delle agenzie di promozione live?
Ovviamente abbiamo fatto decine e decine di concerti, anche con puntate fuori dall’Italia. Il nostro obiettivo, con il nuovo album, sarà fare un tour Europeo, senza dubbio. Siamo al momento sotto Time to Kill Record, che ha curato la distribuzione di XLIX e con cui ci siamo trovati bene. In questo momento siamo gestiti anche da una agenzia di management e booking, la K2. Dobbiamo ammettere che nel nostro caso abbiamo notato una sostanziale differenza. Al netto degli eventi live (che ovviamente sono di più e di migliore qualità), una agenzia di questo tipo ti consente di fissare degli obiettivi, di lavorare in modo più strutturato e di cercare di finalizzare meglio il lavoro che viene fatto dalla band. È un investimento insomma, che occorre far fruttare.
Un messaggio che vi rappresenta da lasciare ai seguaci di Naonian Alliance:
Accoliti! Seguiteci e ascoltate la nostra musica non ve ne pentirete.
Tutte le reazioni:
Riccardo Mele
 
 

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