PINO: Ciao ragazzi presentatevi, come vi siete approcciati alla musica?
-Fabio (basso) Ho iniziato ad approcciarmi alla musica con l’Heavy Metal classico con l’ascolto dei dischi degli anni ‘80 e ’90 Poi ho iniziato a frequentare concerti e eventi live, partendo dal Gods of Metal. Ho poi cominciato a suonare il basso nel 2001 e a studiare canto dal 2004. Da allora non sono mai stato senza band, ho sempre portato dal vivo tutti i miei progetti e realizzato dischi, sia allo strumento che alla voce.
-Andrea (batteria): In realtà la batteria è uno strumento che mi ha sempre affascinato. Iniziando a suonare in varie formazioni, è diventata una vera e propria passione. Posso riassumere in 3 parole: ban dan ptssh.
-Alberto (chitarre): La chitarra elettrica è stato uno dei miei primi amori, da allora ho studiato e sono migliorato molto, sia nella tecnica che nella composizione. Creare qualcosa di mio con uno strumento così importante, è davvero una soddisfazione.
-Valeria (voce). Ho sempre avuto a che fare con cori e band nelle piccole realtà della zona. Diciamo che il salto di qualità l’ho fatto quando ho iniziato a studiare musica seriamente per diventare insegnante di canto, lavoro che svolgo a tempo pieno ancora oggi. Questo mi ha permesso di acquisire molte competenze che si sono rivelate utili nel momento di scrivere qualcosa di originale. Ora ho la fortuna di fare il lavoro dei miei sogni e di dedicarmi totalmente alla musica. Sarò soprattutto io a rispondere a nome della band, ma solo perché è finita la scuola e ho un po’ di tempo libero! 
MAX: Come vi siete conosciuti e come è nata la vostra band?
-Valeria. Fabio ed io siamo una coppia insieme da ormai 16 anni. Lui aveva già molta esperienza con diverse band e quasi da subito mi ha spronata a realizzare un progetto insieme. E’ stata una vera e propria scuola per me, passando dalle cover provate insieme in garage, fino ad arrivare al secondo album originale.
Gli altri elementi hanno tutti contribuito a far crescere i Rideout: Andrea è subentrato alla batteria ormai da quasi 12 anni e Alberto, nel 2019, è stato molto felice di entrare nella band che era già all’attivo dal 2008. Anche lui ha portato nuova linfa dopo i vari cambi di formazione che avevamo avuto.
PINO: Descrivete il genere musicale della vostra band. Quali artisti hanno influenzato la vostra scelta musicale?
-Fabio. In una band di lunga data è difficile definire un genere assoluto, soprattutto quando si cerca di assecondare le influenze di ciascuno. Sono tutte esperienze diverse che mixate insieme danno vita a un progetto dalle sonorità variegate che spaziano tra lo stoner più moderno e i riff più classici del thrash, conditi da una voce femminile versatile. Personalmente mi sono sempre ispirato all’heavy metal più classico, ma anche al thrash.
-Valeria. Ho un background più blues e rock, a dir la verità. Sono appassionata di vocalità graffiate ed energiche. Adoro il rock degli anni 70, ma mi piace anche ascoltare cose nuove e insolite.
-Alberto. Death, Megadeth, Nevermore, Sympony X… apprezzo molto il lato tecnico dello stile chitarristico di queste band.
-Andrea. Pantera, soprattutto. Ma anche Testament, Jinjer e band contemporanee.
MAX: Cosa avete portato a compimento finora e qual è il lavoro che avete prodotto, al quale siete più legati?
-Valeria. Si è sempre più legati all’ultimo lavoro realizzato insieme, perché ogni volta si cresce un po’ di più e ci si perfeziona. “Driven” è nato in un periodo particolare, quello del passato lockdown. Eravamo tutti demotivati ed era impossibile vivere la vita di una band, reclusi in casa. Ora siamo molto felici di portare in giro il nostro album. E’ stato difficile realizzarlo, ma questo lo rende ancora più importante per noi.
PINO: Parliamo del vostro ultimo lavoro pubblicato. Quali sono le tematiche dell’artwork e dei testi?
-Valeria. Abbiamo sempre affrontato tematiche molto introspettive in tutti i nostri lavori anche precedenti. Scrivo la maggior parte dei testi e alcuni li scrive Fabio. Personalmente, la realtà vissuta negli ultimi due anni ha molto influenzato le tematiche, che raccontano il senso di vuoto e smarrimento che stavamo vivendo. Tuttavia abbiamo anche dei brani che raccontano storie, leggende. Forse il tempo libero e le interminabili sessioni di binge watching durante il lockdown, ci ha spinti a cercare nuovi interessi nella storia antica e nella mitologia. In Akhenaton, parliamo della vita del faraone omonimo, cancellato dalla damnazio memoriae: è in fondo una canzone d’amore, realizzata traducendo una antica preghiera egizia rivolta al dio Sole, ma anche alla bellissima sposa del faraone, Nefertiti, la cui memoria invece sarà eterna. Lord Of Silence racconta un’antica leggenda ebraica sulla ricerca del senso della vita e sulla fragilità dell’uomo che fatica a comprenderlo. Per quello che riguarda alcuni degli altri brani, Bed Time Story è un velato omaggio al signore degli incubi, Freddy Krueger, essendo Fabio ed io appassionati di film horror anni 80. Al tempo stesso, anche Freak of Nature è basata sul film Freaks del 1932 e sulla spettacolarizzazione della diversità. Parlando di attualità, A Perfect Life, è un riassunto sulla voglia di apparire dei nostri giorni, canalizzata dai social, in cui le persone bramano una vita perfetta, ma spesso muoiono dentro logorate dai propri problemi.
L’artwork è realizzato con la collaborazione di un gruppo di urbex, Tesori Abbandonati, che esplorano edifici abbandonati fotografando ciò che viene rinvenuto in questi luoghi dimenticati. Tutto il libretto è composto quindi da foto di urbex ed è la perfetta sintesi della solitudine, dell’abbandono che a volte porta alla pazzia.
MAX: Qual è, a parer vostro, la band più sopravvalutata del Rock/Metal?
-Valeria. Sarebbe meglio rigirare la domanda e parlare di tante band underground sottovalutate, rispetto magari a tante situazioni in cui conta di più l’immagine della musica. Si parla tanto di band di giovanissimi nel genere rock, ma quelli che emergono ultimamente non stanno facendo altro che riproporre i clichè che abbiamo già visto decine di anni fa. E’ cambiato il pubblico: i giovani che non hanno vissuto certe correnti, ora vedono tutto questo come straordinario, mentre non è niente di nuovo. Anziché però puntare il dito e fare la vecchia bacchettona che “ai miei tempi…” preferisco pensare a come alimentare la curiosità degli spettatori verso cose poco mainstream che spesso hanno molte cose da dire e pochi mezzi per poterlo fare. Insomma, poca polemica e più supporto all’underground!
PINO: Raccontateci un anedotto particolarmente divertente che vi è capitato
-Valeria. In ormai quindici anni di Rideout, ce ne sono stati tanti, anche con gli elementi delle precedenti formazioni. Per raccontarne uno recente, lo scorso anno ci è stato annullato un festival a cui avremmo dovuto partecipare. Presi dallo sconforto, ci siamo ingegnati a trovare un rimpiazzo, senza successo. Tuttavia, nel giro di poche ore ci ha contattato una band amica che era rimasta senza gruppo spalla…. A suonare in una piazza, circondati dai gonfiabili per i bambini e il villaggio medievale. Siamo brave persone, ma probabilmente abbiamo spaventato qualche vecchietta. Il giorno dopo, abbiamo visto che in un festival in Alto Adige era saltata una band. Fabio ha contattato e concordato subito. La telefonata “Fra una settimana si suona a Bolzano” e il viaggio con il furgone sono stati molto divertenti, anche se faticosi. Avevamo voglia di suonare, ci siamo fatto 400 km spendendo la paga della festa medievale in benzina. Ci piacerebbe tornare, ma anche poter organizzare presto uno scambio date e magari portare qui qualcuna delle band che abbiamo conosciuto.
MAX: Come immaginate la vostra band fra 10 anni?
-Valeria. Più lenti, magari doom come i Candlemass e ingenti dosi di antinfiammatori per curare il male al collo. Scherzi a parte, spero che riusciremo ancora ad avere questo entusiasmo a suonare e scrivere insieme.
PINO: Se poteste aprire il concerto della band dei vostri sogni, quale sarebbe?
-Valeria. Lo dici a una che sta preparando le valigie per Wacken (Oggi che scrivo è il 12 Luglio, mancano ancora un paio di settimane). Sarebbe bello partecipare a festival grossi e magari fuori Italia. Per ora siamo già felici di dividere il palco di Rock Inn Somma con band tipo i Messa o i Drakkar. Ma se capitasse, proprio non saprei: l’importante è suonare su bei palchi davanti a gente appassionata come lo siamo noi.
MAX: Avete fatto/farete dei live in futuro? Anche all’estero? Avete un’etichetta? Cosa ne pensate delle agenzie di promozione live?
-Valeria. Al momento ci stiamo preparando per Rock Inn Somma che per il nord Italia è un festival di tutto rispetto che esalta l’underground italiano. Ci piacerebbe fare una release integrale del disco dopo l’estate, magari anche proiettando in anteprima il video di Hunger, girato lo scorso anno. Siamo sempre disponibili a dividere il palco con altre band della scena locale, sperando si ampli anche al territorio nazionale.
Non saprei esattamente cosa dire della promozione live, anche perché ormai è una questione più che altro economica e molto spesso le band che emergono sono quelle con le maggiori risorse. In qualche modo, i contatti per i grandi festival devono essere alimentati e non siamo ancora in grado di fare certi investimenti, anche perché tutti abbiamo un lavoro oltre la band e quindi potrebbe diventare complicato partire per un tour all’improvviso e investire ulteriore denaro. Per ora confidiamo nel rispetto tra band della nostra stessa scena, dividendo serate e prendendo contatti in autonomia. Siamo comunque alla ricerca di un’etichetta, magari per il prossimo album che è già in cantiere, di modo da poter avere più supporto e riuscire ad occuparci esclusivamente di musica, visto che nel marketing non siamo ancora molto ferrati.
Un messaggio che vi rappresenta da lasciare ai seguaci di Naonian Alliance:
Rideout è una parola che nasce dal termine “to ride out”, superare passare attraverso. E’ un verbo che usano anche i Black Sabbath in Neon Knights, ma anche i Saxon in Devil Rides Out. Siamo cresciuti in un garage come tante band, abbiamo avuto un sacco di disavventure, ma le abbiamo superate tutte e questo disco ne è la prova. Mai mollare, quindi. Speriamo di prenderci qualche bella soddisfazione in futuro, ma siamo già fortunati a fare quel che facciamo insieme sul palco.
Per cui, ROCK HARD… RIDEOUT!