Intervista ai The PenIs On the Table 10_06_2020

Quando avete deciso di dedicarvi alla musica e perché?
Alberto ha iniziato a suonare la tastiera quando aveva due anni,passando poi alla batteria solo poco prima di formare con Michael il gruppo. Catalin ha iniziato suonando la batteria del fratello ma ha poi deciso di passare al basso, Antonio ha iniziato da piccolo cercando di emulare il padre che suonava nel tempo libero e infine Michael ha iniziato a 14 anni quando ha trovato per caso in soffitta una vecchia chitarra che un commilitone aveva regalato al padre durante la NAIA.
Chi sono i membri del gruppo?
Noi siamo i PenIs On the Table e il nostro gruppo è formato da Alberto Palù alla batteria, Catalin Bulai al basso, Antonio Shuka chitarra solista e Michael Poletto chitarra ritmica e voce. Nessuno dei membri del gruppo ha avuto esperienze musicali stabili precedenti alla formazione dei PenIs apparte Michael che ha militato come chitarrista nel gruppo White Bread.
Dei progetti attualmente attivi cosa avete portato a compimento finora?
Fino ad ora il nostro gruppo ha inciso una demo nel 2017 contenente i primi 3 brani che abbiamo scritto e un Album “My Stupid Lies” pubblicato nel 2019 contenente altri sette brani. Ad oggi stiamo scrivendo altri pezzi. Negli anni abbiamo partecipato a festival musicali ed a rassegne acustiche che abbiamo aiutato ad organizzare con altri artisti e gruppi emergenti.
Qual è il vostro genere musicale?
Non ci leghiamo particolarmente ad un genere, i primi progetti erano prevalentemente ispirati al Grunge, ciò è dovuto prevalentemente al fatto che il nostro gruppo ha iniziato come cover band dei Nirvana. Poi ognuno di noi ha portato all’interno dei nostri brani le proprie influenze quali Rock anni 70, Metal, Blues e simili. Ad oggi è difficile catalogarci quindi ci piace definire la nostra musica come alternative rock.
Quali artisti hanno influenzato la vostra scelta musicale?
Come detto sopra ognuno di noi è stato influenzato da generi e band diverse. Michael per la voce è stato influenzato prevalentemente da Kurt Cobain dei Nirvana, Eddie Vedder dei Pearl Jam e Davide Autelitano dei Ministri. Mentre Antonio prende ispirazione da gruppi quali i Foo Fighters, gli ACDC, i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughan e gli Alice in Chains. Per Catalin invece abbiamo i Rage Against the Machine e Primus. Alberto per la batteria si ispira prevalentemente a Dave Grohl dei Nirvana,Taylor Hawkins dei Foo Fighters, Lars Hulric dei Metallica e John Dolmayan dei System of a Down.
Che progetti/concerti avevate previsto prima del Covid 19? Come pensate di recuperare il tempo perduto una volta finita l’emergenza?
Prima della quarantena ci stavamo concentrando nella creazione di nuove canzoni per futuro album, come già accennato prima. Durante la quarantena, per tenerci attivi, ci siamo cimentati nella creazione e montaggio di video,sia di cover che di canzoni nostre in versione acustica da pubblicare per i nostri fan. Non appena avremmo l’opportunità di tornare in sala prove, abbiamo in mente di effettuare delle riprese live dove suoneremo sia i nostri “vecchi brani” sia i pezzi nuovi che stiamo scrivendo. Tutto ciò per cercare di coinvolgere il pubblico attraverso i vari social in questo momento storico difficile.
Quali sono le tematiche dell’artwork del vostro gruppo?
fin da subito ci è piaciuta l’ambiguità con cui una persona legge il nome della band che può essere inteso sia come “the pen is on the table” ovvero la penna è sul tavolo (classica frase inglese che si impara alle elementari) sia “the penis on the table” ovvero il pene è sul tavolo. Questa ambiguità la otteniamo giocando con le maiuscole. Nonostante per noi il nome del gruppo sia effettivamente il Pene sul tavolo ci piace che l’ascoltatore rimanga interdetto e dubbioso sul significato e quindi cerchiamo, nelle copertine degli album, di deviare l’attenzione sul vero significato del nome, incentivandone così il dubbio.
Quali sono le tematiche dei testi del vostro gruppo?
I testi sono scritti prevalentemente da Michael, il quale riversa in essi i suoi pensieri e le sue esperienze. Nell’album “My stupid lies” ad esempio le tematiche principali dei testi si basano su delle storie che hanno come filo conduttore le bugie, quindi le storie raccontante nelle canzoni hanno origine oppure sono la fonte di esse. Ovviamente in alcuni testi non mancano tematiche attuali quali i social, il bullismo e la xenofobia.
Parlateci della vostra ultima uscita. Come è nato il progetto?
Anche quando suonavamo come cover band il desiderio di scrivere dei pezzi propri da poter poi inserire in un album era un pensiero fisso. All’inizio però sembrava solo un sogno lontano ed irraggiungibile, ma dopo anni la chimica tra noi ha permesso di entrare nel mood giusto per poter scrivere e comporre assieme dei brani che ci rappresentassero e che fossero nostri. Quindi diciamo che l’idea dietro all’album “My stupid lies” sia quella di lasciare dei brani che le persone possano ascoltare nella propria stanza proprio come noi abbiamo fatto con i gruppi che ascoltiamo.
Esperienze musicali all’estero passate e future?
Al momento non abbiamo mai avuto esperienze all’estero ma in futuro chi lo sa!